Un nome forse non molto originale ma che esprime la curiosità, il non fermarsi mai, la scoperta, il viaggio anche solo attraverso le parole e le immagini. Un modo per lasciare qualcosa di mio nell'era dei social network.

martedì 17 aprile 2012

Il Pdl che vorrei - Lavori in corso

Un elenco sempre aggiornabile.
  1. Nel Pdl che vorrei non ci si potrebbe candidare in liste diverse dal Pdl stesso
  2. Nel Pdl che vorrei chi sbaglia dovrebbe ricevere almeno un richiamo
  3. Nel Pdl che vorrei non possono essere penalizzate le persone che restano comunque coerenti e corrette, che rispettano gerarchie e regole interne
  4. Nel Pdl che vorrei i congressi dovrebbero essere dei momenti di elaborazione strategica, di confronto sui temi. Un occasione di rilancio del partito, un avvicinamento meno caotico con la gente, un luogo in cui si definiscono ruoli e regole
  5. Nel Pdl che vorrei non si possono condividere determinate cose e persone, ma in una tornata elettorale ognuno non può fare come gli pare, ovviamente con i "fessi" che restano coerenti
  6.  Nel Pdl che vorrei ci sono dei coordinatori, eletti, ai vari livelli e non signorotti locali tipo odierni Don Rodrigo
  7.  Nel Pdl che vorrei si fanno le primarie se non ci sono scelte unitarie

sabato 14 aprile 2012

I pensierini - Idealismo a senso unico

Tra le cose degne della serie: armiamoci e andate c'è l'idealismo monodirezionale. Cioè quello che si chiede o che qualcuno offre spontaneamente al prossimo. Il prossimo però apprezza i sacrifici  che l'altro fa, la spinta emotiva e valoriale, gli ideali appunto, spinti fino al sacrificio sociale, economico. Capita che però il prossimo debba fare delle scelte impopolari, obbligate magari, non dipendenti dalla sua volontà. E' qui casca l'asino cioè l'altro si convince di questa cosa e continua a idealizzare, quando invece un pò di cinismo in più lo aiuterebbe a dormire qualche ora in più la notte.

lunedì 9 aprile 2012

Devozione - elezione. Tra sacro ed elettorale

Le festività cristiane durante una campagna elettorale sono una manna dal cielo per i politici nostrani. Non fosse altro che in un giorno o un pomeriggio si possono incontrare decine e decine di persone tutte insieme, percorrendo poche centinaia di metri. La piazza e la via principale del paese diventano luogo d'incontro tra domanda (di voti) e offerta, anzi richiesta al candidato. Il candidato in pochissimo tempo deve selezionare chi salutare, quasi tutti in realtà, tranne i cittadini che sono già chiaramente schierati con qualcun altro. Sorrisi a iosa, idi qua, chiacchiere di la. Anche gli amministratori uscenti, in piena trans agonistica elettorale si impegnano a cambiare tutto, a fare tutto quello che qualcuno, che poi sono loro stessi, non hanno fatto in soli e dico soli 5 anni. Ma c'è un fenomeno, tutto dei paesi italiani che mi fa impazzire, nel senso buono del termine. In Italia, ad esempio, nelle festività pasquali ci sono migliaia di processioni e rappresentazioni sacre. Ricordandomi della mia passione amatoriale per l'antropologia quest'anno ho seguito la settimana santa in una ridente cittadina del centro Italia. Ve la faccio molto veloce: qui dietro la statua sacra che gira per le vie, ci sono le autorità religiose, come è giusto che sia, il sindaco, la giunta attuale, i politici vari, i consiglieri comunali o gli aspiranti tali. Si apre una guerra di gomiti e di passi svelti per accaparrarsi i primi posti, quelli che consentono maggiore visibilità. Visi sudati che non possono però lasciarsi sfuggire smorfie di sofferenza. Lo sguardo deve rimanere sobrio e sorridente, negli occhi di alcuni di loro un bagliore mistico si può avvistare. Ex comunisti, democristiani e missini si ritrovano in questi giorni, senza distinzione di colore o credo, anzi la religione è il filo conduttore al quale nessuno può rinunciare, specie nelle piccole realtà. Trovare l'appoggio di un parroco e dell'intera comunità dei fedeli e come vincere la lotteria, elezione quasi certa. Questi ultimi però spesso dimostrano memoria corta, perchè basterebbe notare che gli stessi "eletti" dietro la statua la sera prima  non erano a messa, neppure come semplici fedeli. Strano. Ma soprattutto in tempo di crisi, c'è da dire che una processione è meglio di un comizio, tanta gente assicurata a costo zero, se non vestiti sudati e lividi sui fianchi per le gomitate.

venerdì 6 aprile 2012

Piccolo glossario politico: Poli e coalizioni

Spuntano rubriche come funghi su questo blog che spesso trascuro. Questa volta ci occuperemo di terminologia politica. Analizzeremo il significato delle parole: polo e coalizione. Il primo polo fu quello creato per le elezioni politiche del 1994 da Berlusconi. Si trattava di una coalizione formata essenzialmente da Forza Italia e Lega Nord. Negli ultimi anni, il sistema politico italiano si era attestato su un sistema bipolare, accelerazione dovuta allo scioglimento dei grandi partiti, confluiti, a destra nel Popolo della Libertà e a sinistra nel Pd. A questi due poli nell'ultimo anno se ne  aggiunto un terzo, formato da Udc, Fli e Api. Quindi, senza dilungarsi sulla storia e l'attualità, sono soli esempi per spiegare che per fare un polo servono almeno due partiti. La coalizione invece si differenzia dal polo perchè i partiti che la compongono mantengono il loro simbolo anche durante il periodo elettorale ma si coalizzano tra loro, legate da un programma e soprattutto un candidato, presidente del consiglio o sindaco che sia. Le coalizioni nascono prima delle elezioni, anche se qualcuno vorrebbe tornare indietro di anni, riabbracciando un proporzionale in cui le alleanze si farebbero a elezioni fatte, con il ritorno a una miriade di piccoli e medi partiti.

sabato 31 marzo 2012

I pensierini - Questioni di famiglia

La famiglia, almeno quella originaria, non si sceglie. Te la trovi li già quando nasci. Quindi la selezione che si può fare con le persone che scegli come amici e amiche, nella famiglia non esiste. Ci sono fratelli che non si salutano più, cugini di cui non conosci l'esistenza. Tutti hanno parenti che ci stanno antipatici, con cui non abbiamo nulla da spartire, che vorremmo evitare, ma purtroppo te li ritrovi ad un matrimonio o ad un funerale. Lo stesso accade nelle "famiglie" non originarie. Con la maggior parte di quelle persone condividi tutto, li vedi tutti i giorni. Altri li vedi di meno, altri ancora non li hai mai visti, ma sai che in quel posto, in in quella città c'è qualcuno con cui ti potresti trovare a parlare per la prima volta con gli stessi ideali e punti di contatto. Beh, anche nelle famiglie più unite ci sono le pecore nere. Quei cugini che devi sopportare solo per non far disperare i nonni. E pazienza, bisogna sacrificarsi nelle feste comandate e ai matrimoni. Per fortuna che ogni pecora nera ce ne sono altre 100 bianche che si ricordano ogni giorno del legame ci lega.

domenica 4 marzo 2012

La diplomazia al tempo dei tecnici - Cermis Calipari Marò

La vicenda dei due marò detenuti da alcune settimane in India rappresenta il confronto tra due stati, l'Italia uno dei dieci paesi più industrializzati del mondo e l'India appunto, una delle più vitali economie emergenti del pianeta. Da questa storia però nasce una riflessione. L'Italia non riesce ancora a sbloccare la situazione, neppure con l'invio del ministro degli esteri Terzi sul posto. Sembra che la crisi economica abbia scalfito pure la nostra capacità diplomatica. Capacità che anche un governo tecnico dovrebbe mantenere. L'India dal canto suo vuole dimostrare di voler essere anche potenza politica oltre che economica. In altri tempi si sarebbe risolta in pochi giorni se non ore, magari con qualche nuovo accordo commerciale. Ma il fatto è un altro. Come nazione più di una volta ci siamo trovati nei panni dell'India. Basti pensare a due casi eclatanti negli ultimi anni: Cermis e uccisione di Nicola Calipari. In entrambi i casi non ci sono mai stati dubbi sulla responsabilità e volontarietà da parte dei militari americani. Ma i responsabili non hanno mai frequentato le nostre aule di tribunale figurarsi i nostri carceri. Gli Stati Uniti si sono affrettati a riportare tutti a casa e mettere in scena processi farsa con pene irrisorie. Non sappiamo se i due militari italiani abbiano sparato per errore a dei pescatori commettendo un tragico errore, confondendoli con dei pirati. Una cosa è certa, i due, non possono pagare la voglia di un governo indiano di farsi valere a livello mondiale. Intanto si devono riportare a casa. A distanza di anni potremmo con un'inchiesta e un processo vero dare anche uno schiaffo morale agli Usa, in memoria degli innocenti del Cermis e di Calipari. 

domenica 26 febbraio 2012

Antijuventinismo militante

(articolo di satira, purtroppo devo specificarlo a chiare lettere visto il tema)
Lungi da fare paragoni indegni tra una cosa seria come la storia italiana ed il calcio, la cosa più seria tra le cose non serie. Dopo il goal di Muntari non assegnato al Milan si è scatenato il putiferio. Cose da rappresaglia. Con la collaborazione dei social network è nata una santa alleanza tra romanisti, interisti, milanisti, per combattere la corruzione bianconera che da ieri sera è tornata ufficialmente. Qualcuno ha tirato il meglio (peggio) di se. Dallo sfottò alle minacce di morte. Nessuno mette in discussione il grave errore fatto ieri soprattutto dal guardalinee che non può non vedere una palla dentro quasi di un metro da quella posizione a quella velocità. E qui nasce la prima distinzione che riusciamo a fare, la differenza tra errore madornale degli arbitri e il torto subito. Si è scoperto un vaso di Pandora che era stato chiuso da qualche anno. Perchè inevitabilmente calciopoli e la retrocessione della Juventus in serie B, più il fatto che dal ritorno in serie A in poi non ha vinto nulla, ha attenuato i toni. Non dico che la Juve fosse diventata agli occhi degli altri una squadra simpatica, ma per forza di cose non aveva i riflettori puntati addosso. Ma era solo un'illusione. Apriti cielo, la resistenza antibianconera al primo errore grave dopo circa 4 anno anni ha ripreso le armi e si è arroccata sulle bacheche di facebook, non pasaran. Alcuni non fanno altro che confermarsi sui loro standard intellettivi altri si trasformano. Persone serie, abbandonano gli abiti civili, e imbracciano il moschetto del luogo comune e dell'ovvietà. Ma siamo italiani, riusciamo benissimo a dividerci e unirci per il calcio. Ma come italiani conosciamo anche la parola anti. Molti ne hanno fatto un motivo di esistenza  C'è gente di 20 anni che si professa partigiano figuratevi come è complicato dimenticare Moggi e Giraudo. Anche perchè, purtroppo, da un lato restano i nostalgici del regime e dall'altro ci sono le sentinelle del regolare andamento del campionato che vegliano e soprattutto non dimenticano. L'antijunventinismo militante sarà trasmesso di padre in figlio, fra 60 anni si parlerà ancora del goal non dato, come succeda grandi ci si vanterà con i nipoti: "nonno raccontami di quando seduto davanti al pc combattevi gli juventini". Insultare uno juventino non è reato. Se sei contro la Juve puoi permetterti di scrivere insulti in italiano sgrammaticato, puoi non capire un cavolo di calcio e addirittura c'è chi si spinge ad augurare stessa morte di Scirea. Ma su questo chiudiamo, altrimenti il paragone, velato, con il modo di fare dell'antifascismo sarebbe non più tanto velato.